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martedì 7 aprile 2015

"ma abbi pazienza, impara a fare il tuo lavoro!"


Sabato allo stadio, genoa - udinese, mia nipote che impreca contro l'arbitro.

martedì 11 dicembre 2012

Notizie alla rinfusa

Ho letto che italia uno sta pensando ad uno speciale per "vivere insieme la fine del mondo annunciata dai Maya". Se il programma dovesse avere seguito la fine del mondo rischierebbe di essere una speranza e non una profezia.

Ho letto che è morta la donna più anziana del mondo. Aveva 116 anni. Mi cojoni.

Ho letto che Genova ha attualmente circa seicentomila abitanti, extracomunitari inclusi e che nel prossimo futuro la Superba vedrà ridotta la propria popolazione di circa centomila abitanti, extracomunitari esclusi. Mi sono chiesto se gli extracomunitari non muoiono o se la loro morte non fa statistica.

Ho letto che Giovedì nevicherà anche a Genova. Ho realizzato che quest'anno non potrò sciare. Tanto non avrei avuto gli sci.

Ho letto che bere un bicchiere di vino a pasto fa bene. Ho letto che se bevi un bicchiere di vino a pasto per l'OMS (organizzazione mondiale della sanità) sei definibile "alcolizzato". Quale delle due notizie è la presa per il culo?

Ho letto che Kate di William e Kate è incinta.
Ho letto che due dj hanno chiamato la clinica dove si reca Kate di William e Kate fingendosi la Regina Elisabetta per avere informazioni sulla gravidanza di Kate di William e Kate.
Ho letto che l'infermiera ha creduto che fosse davvero la regina Elisabetta e ha fornito le informazioni richieste.
Ho letto che le notizie sono state divulgate e che è scoppiato un super scandalo.
Ho letto che a seguito dello scandalo l'infermiera "tontolona" si è suicidata.
Ho letto la storia più tragicomica dei miei 28 anni di letture.

Ho letto che a gennaio Preziosi farà la rivoluzione. A me basta che il Genoa continui a perdere.

Ho letto che Garrone ha dichiarato che a gennaio la samp farà un mercato fatto di scambi, senza soldi. Non ho capito dove fosse la notizia.

Ho letto che non ci sono più soldi e che i mercati sono fermi. Che Garrone abbia fatto scuola?

Ho letto che a Berlusconi non interessa lo spread. A me non interessa lui.

Ho letto che Messi ha battuto ogni record segnando 86 gol in un anno. Strano non ci sia riuscito Pozzi.

Ho letto che Strauss Kahn avrebbe pagato sei milioni di dollari alla cameriera che lo aveva accusato di stupro per chiudere la vertenza civile. Avevo letto che Strauss Kahn era stato scagionato in sede penale. Se era per pagare una scopata era più dignitoso andare a puttane.

Ho letto le tracce del parere di civile per l'esame da avvocato. Nelle buste, sarebbe stato meglio mettere le soluzioni.

lunedì 28 maggio 2012

E figuriamoci se potevamo mancare noi.


La cosa tragica di tutto quel che è la questione calcioscommesse è data dal fatto che io tranquillo proprio non ci posso stare, anzi, proprio non mi ci fanno stare.
Mi spiego.
Calcisticamente parlando ho passato un anno di merda.
Il Genoa si è salvato all’ultima di campionato dopo una stagione aberrante sia dal punto di vista delle prestazioni sul campo, sia dal punto di vista ambientale. Mi sono divertito 0 ed incazzato 100, mi è sbucato qualche capello bianco (fa style, lo riconosco, e forse non è nemmeno tutta colpa del Genoa), ho volutamente saltato qualche partita, a testimonianza del drammatico scemare della mia passione. Segnali forti.
Ed ecco che quando si tratta di casini vari il Genoa, direttamente o indirettamente, ci finisce dentro.
Scottato forse dall’affaire valigetta del lontano 2005, ogni volta che si sente parlare di illeciti sportivi, loschi traffici, rigiri di denaro e combine di partite, chissà come mai mi cago sotto. Sarà il mio essere genoano, ovvero pessimista per antonomasia, mi conforto.
Questa mattina, e sottolineerei puntualmente, mi ritrovo sulle prime pagine di ogni giornale on line le foto di Milanetto, Criscito, Sculli e Kaladze, tutti rigorosamente con maglia rossoblu anche se il primo ora è a Padova, il secondo a far vita in Russia ed il terzo ai tempi del fattaccio alla Lazio. Sticazzi.
Certo, un po’ di coerenza vorrebbe che venissero pubblicate foto dei giocatori o con le maglie che indossavano al momento del fatto oppure quelle della squadra in cui milita ora. Stranamente, invece, quelle che vedo son tutte rossoblù.
Fermo restando il dettaglio di cui sopra, che mi colpisce perché è proprio ed unicamente la maglia ciò a cui sono legato (chi la indossa, come si nota, va e viene), porca troia, stranamente ci siamo di nuovo dentro.
Cosa succederà non lo so, “serie A o serie B u grifun l’è sempre chi”  un coro, e cazzo che due coglioni.
Vorrei infine riflettere su ciò che leggo in giro. Io non mi sono mai eretto, non mi ergo e mai mi ergerò a paladino della Giustizia intesa come: sono genoano -> non toccatemi il Genoa -> tutti sono innocenti a prescindere. Dove al posto di “genoano” e “Genoa” può essere messa una X.
Pensando e leggendo in giro penso che l’Italia sia un paese proprio buffo, nei casi di efferati omicidi sono tutti pronti a ricercare il colpevole ad ogni costo. Quando si tocca il calcio, invece, guai, e l’immediata levata di scudi nei confronti del maggiore azionista della Cesare Ragazzi (peraltro corretta perché fino a prova contraria tutti sono innocenti) oltre ad essere pressoché ridicola nei toni, ne è proprio la testimonianza.
Chiudo chiedendo al buon Luca Bizzarri di ri-scrivere due colonnine su quello che purtroppo è il maggior quotidiano genovese, spiegandoci come mai quell’anima pia ed immacolata che è il suo carissimo amico Omar Milanetto (ad oggi innocente, per carità) è stranamente finito in questo pasticciaccio.
Secondo me qualcuno in quell'incredibile derby aveva il compito di dire qualcosa a Boselli, e mi fa strano che proprio due delle persone citate in questo post si siano così tanto incazzate nei confronti di una gradinata che chiedeva solo una cosa: vincere onestamente.

martedì 1 maggio 2012

Demagogia e retweet.


Sentendomi toccato in the prufundis in quanto tifoso della squadra più antica d'Italia, ho aspettato qualche giorno prima di proferir ufficialmente verbo, giusto il tempo di far scemare dentro di me lo schifo che ho provato in quegli attimi e concedendo il medesimo tempo, più che sufficiente, affinché benpensanti ed opinione pubblica smaltissero, come usualmente avviene, l'interesse per un fatto portato alla ribalta come clamoroso per solo 2/3 giorni.
Ferma la mia più che totale condanna per ciò che è successo al L. Ferraris domenica 22 aprile attorno alle ore 16.05, mi devo tuttavia togliere due o tre sassolini dalle scarpe perché, a parer mio, la gente spesso parla a vanvera avendo la fortuna (ed il più delle volte troppa) di possedere una lingua e/o delle dita, ma più semplicemente un cervello.
Comincio.

1) Cari sigg. Presidente Abete e Presidente Petrucci, cosa ne sapete Voi di quel che significa indossare una maglia? In ambito calcistico non è semplicemente il gesto di far passare testa e braccia dai tre buchi che vi si trovano, no. In quest'ambito significa rappresentare - sportivamente - una città (nel nostro caso mezza) dinnanzi a tutta Italia.
Nel momento in cui chi mi rappresenta, per sue colpe, non è degno di farlo, chiedo semplicemente di non indossare più quel segno distintivo caratterizzante una situazione, un sentimento, una storia.
Questo discorso dovrebbe valere anche per altri ambiti extra-sportivi.
Come detto, i mezzi e le modalità sono stati errati, ma tutto il Vostro ciarpame mediatico è stato risibile e ridicolo. Pensaste più a sistemare un mondo marcio invece che a sedervi su poltrone, a sentenziare ed incassare stipendi. A populismo, perdonatemi, rispondo con populismo.

2) Cara @meurty, donna di Twitter che non seguo e della quale, purtroppo, ho visto ritwittata sulla mia timeline una frase che definire stupida e superficiale è riduttivo; anzi, più passa il tempo più ritengo che sia stata una vera cagata, da me ben epitetata.
La suddetta signorina, dopo Barcellona-Chelsea, scrisse: "I tifosi del Genoa prendessero esempio da quelli del Barca.".
One question: mi definisci "tifoso" del Genoa?
Non molto signorilmente, lo ammetto, ho risposto: "ma non diciamo cagate va. Io sono tifoso del Genoa e non ero certo tra quei 60 imbecilli. Gli altri 20.000 fischiavano quello schifo".
Non entro nel merito di quel che è accaduto che, a posteriori, non come modi ma come concetti in parte posso anche condividere (calcisticamente, chi retrocede sono io che ho pagato un abbonamento, non un calciatore che l'anno prossimo chiederà di andar via e giocherà di nuovo in Serie A, lasciando me nella cacca), da ciò prendo spunto per (a) richiedere ai twitteri di usare con parsimonia lo strumento del "retweet" e (b) ciò che leggerete nelle prossime righe.

Prendo ad esempio questa scaramuccia verbale per evidenziare ancora una volta come troppo spesso le persone perdano occasione per stare zitte.
Ma da ciò vado oltre, infatti se le notizie venissero date correttamente, forse non si cadrebbe in simili commenti, espressioni e banalità.
Ma come spesso accade i media tendono a dare risalto solo a quel che consente loro di far lievitare share e vendite nelle edicole.
Quel 22 aprile, infatti, seppur inebriato dall'"assenzio del moro", ho potuto constatare che su 20.000 persone, 60 erano a far casino, 19.940 fischiavano, o meglio buona parte di questi 19.940 fischiava, proprio verso chi quel casino lo stava facendo. Inoltre, all'uscita dal campo del Siena son piovuti applausi da parte di 20.000 persone, tutte, per una squadra che ha semplicemente fatto quel che doveva: onorare la maglia ed un campionato, rappresentando con tutte le sue forze la propria città ed i propri tifosi.
Ma questa, evidentemente, è un'altra storia poco interessante. Ciò che è sempre veramente importante è additare, puntare l'indice, ergersi a portavoce di falsi moralismi che questa volta sono capitati nel calcio, la prossima chissà.
Che tristezza.

giovedì 15 marzo 2012

Il posto di cui vi parlo #1.

Nel posto di cui vi parlo si può incontrare tantissima gente diversa (come inizio sembra lo spot della Daygum).
Infatti, spesso è popolato dalla fighetta che se la tira con un inusuale tacco 12, dall'ubriacone mezzo svenuto che non si gode per manco un minuto lo spettacolo, dall'avvocato in carriera che - per un po' - ha dismesso la toga, dall'ingegnere, dallo spazzino, dallo yuppie (figura mitologica la cui esistenza è oggi in forte discussione), ecc.
In pratica, se si ha bisogno di qualsiasi prestazione (forse quelle "occasionali" no), è proprio il posto ideale. Peccato però che in questo posto nessuno starà a sentire o parlerà di argomenti diversi dal mugugno; quindi, se proprio di domenica (indizio) la lavatrice o il cesso dovessero iniziare perdere, neppure dietro un doveroso pagamento senza fattura l'idraulico di turno - anche lui presente - vi aggiusterà il guasto.
Il posto di cui vi parlo è strano, infatti qui è possibile sentire l'odore di tante cose. Sudore, Chanel n. 5 (vedasi fighetta di cui sopra), fritto (misto, gamberi, pesce, carne), sigaretta, ma soprattutto odori di erbe diverse (indizio). L'odore di una in particolare, finché ci sarà, è piuttosto suggestivo, mi ha sempre affascinato; l'odore delle altre, invece, mi ha fatto apprezzare spettacoli che in altre circostanze, beh, dai, si capisce, "ho visto cose che voi umani" [cit.]...
Nel posto di cui vi parlo, seppur al suo interno non vi si annoverino cantanti di spessore, è frequente sentir intonare canzoni passate e presenti, certo le parole non sono proprio quelle originali, ma la melodia si. Una sorta di cover adattata allo spettacolo (indizio). E come nei maggiori teatri che si rispetti, se lo spettacolo è gradito scatteranno infinite standing ovation; viceversa, gli interpreti verranno ricoperti di sonore bordate di fischi.
Nel posto di cui vi parlo, anche la Regina Elisabetta perderebbe il suo rinomato aplomb nel caso in cui il direttore d'orchestra dovesse steccare qualche "passaggio" (indizio).
Beh, il posto di cui vi ho parlato non sarà sicuramente meraviglioso, non sarà fine, né chic, ma è certo che io non riesco a farne a meno quando vedo quei due colori.
Red&blue.
Per chi non ci fosse arrivato, ecco la soluzione.



venerdì 20 gennaio 2012

Basketballme!


Da piccolo collezionavo figurine plastificate (o cartoncini, non ricordo), con sopra omoni, per lo più neri, in canotta e con una palla arancione punterellata tra le mani.
Erano ancora i tempi degli imbattibili Chicago Bulls di Michael Jordan e Scottie Pippen ed io, di basket, non ne sapevo una sega. Erano i tempi delle mode dei cappellini delle squadre, delle canotte larghissime e delle Nike che se pompeggiavi si gonfiavano.
Erano i tempi in cui avevo la maglia numero 32 degli Orlando Magic con stampato quel gran giocatore che era O'Neal.
Erano i tempi in cui avevo un cappellino azzurro con un'ape quando ancora gli Hornets erano a Charlotte e non a New Orleans.
Insomma, erano tempi confusi, quanto meno per me.
Non avendo avuto parabole, Telepiù, Sky & soci, il basket era un qualcosa di distante. Solo grazie al digitale terrestre mi sono riavvicinato al magico mondo della palla rimbalzina e del parquet rigorosamente made in USA (di italiano non so proprio nulla).
Sarà che la mia cultura calcistica mi impone di seguire una ed una sola squadra ed il resto è nulla, stesso ragionamento ho esteso alla pallacanestro. Dovevo scegliere.
Sarebbe stato troppo semplice gettarsi su Boston, Lakers, San Antonio o Bulls. Certo, mi affascinava Orlando. Essere fan di una squadra che praticamente ogni anno centra i play-off è troppo banale. Miami di adesso, ad esempio, con James, Bosh e Wade, magari non vincono il titolo (come contro la Dallas del sempreverde Kidd e di "dirkone" Novitzki), ma almeno danno spettacolo.
Invece no, ho scelto l'arancio-blu dei New York Knicks, roster che ha all'attivo due titoli quasi preistorici ma tante, tante, tante figure di merda. Dal 2000 non superano il primo turno ai playoff e, sempre dal 2000, per 8 volte manco ci arrivano. Ma quell'arancione-blu che cozza solo a vederlo, dopo approfondite cronistorie, aneddotti e spiegazioni forniti dal buon Mario mi si è appiccicato alla pelle (esagerato).
A casa ho una t-shirt col numero 1 di Amar'e Stoudemire. La canotta col 7 di Melo sarebbe tanta roba.


C'mon Knickerbockers!
Ah, dimenticavo di dirvi che la mia figurina preferita era quella di Dikembe Mutombo, ai tempi forse proprio dei Knicks, ma molto più probabilmente agli Houston Rockets.

domenica 13 novembre 2011

Rodrigo Palacio by in-coscienza

Un sentitissimo GRAZIE a chi ha potuto tramutare in realtà una mia "ingannatoria" richiesta. Già follower di questo blog e "mi piacista" su Facebook, la Dani non può far altro che avere - da qui a chissà quando - la mia più sentita riconoscenza.
Possiamo dire che in-coscienza è arrivato in alto, raggiungendo uno dei miei attuali idoli calcistici e fantacalcistici, eccone la dimostrazione:


Anche Rodrigo Palacio segue in-coscienza, cosa aspetti?

martedì 18 ottobre 2011

Osservatori incoscienti

Questo post interesserà a pochissime persone.
Non importa, mi sentivo in dovere di scriverlo comunque.

COMUNICATO STAMPA
"Il Genoa Cricket and Football Club è lieto di annunciare di aver raggiunto un accordo di collaborazione per le prossime stagioni con due dei migliori osservatori a livello internazionale che il mercato potesse offrire.
Si è ritenuto opportuno non svelare immediatamente i nominativi degli stessi, certi che il loro operato parlasse per loro.
E' con estremo piacere che vengono oggi presentati Mr. Magoo ed il Rag. Filini.
Certi di aver compiuto un ulteriore salto di qualità, questa Società porge un sentito "in bocca al lupo" ai due nuovi arrivati, affinchè possano svolgere l'incarico affidato con la professionalità loro riconosciuta."

Di seguito il profilo dei due.

Mr. Magoo intento a fornire le prime indicazioni di mercato.
(Foto tratta da http://www.seeklogo.com/mr-magoo-logo-95518.html)

Il Rag. Filini sorpreso dalle ultime eccellenti prestazioni di Pratto.
(foto tratta da http://gazzaspace.gazzetta.it/gruppi/altro/il-mitico-fantozzi-e-paolo-villaggio/media/id/536840)

martedì 7 giugno 2011

Anonimo Federica: scommettiamo che?

Dopo il successo di Lettera da Londra, siamo lieti di dare nuovamente spazio ad una nostra assidua e fedele lettrice in un commento piccato e pungente (tanto da fare concorrenza alla nostra rubrica più seguita) sul "calcio moderno".


Scommettiamo che..
No, lo dico subito, in questo post non parlerò nè di Fabrizio Frizzi nè di Milly Carlucci.
La mia riflessione di oggi è dedicata al cosiddetto "scandalo scommesse" esploso nei giorni scorsi.
Premesso che io non credo in un secondo scandalo genere 2006, le combine (e le conseguenti scommesse) ci sono sempre state e ci saranno sempre.
Il calcio è forse lo sport, almento in Italia, in cui girano più soldi, e dove ci sono più soldi, si sa, c'è sempre il marcio. Vogliamo credere che tutti i risultati scontati delle ultime giornate di campionato siano frutto del caso? O vogliamo pensare che tutte le sviste arbitrali a favore delle cosiddette grandi siano pure combinazioni? Io personalmente non sono sconvolta da questo nuovo caso scommesse, perché non credo che il calcio in Italia, di cui sono grande appassionata, sia uno sport onesto e pulito. Quello che mi da realmente fastidio è vedere tutto questo ammasso di giocatori / ex giocatori, se così li si può definire, che per sbancare il lunario, dal monento che non sono in grado di fare al tro nella vita, lucrano sulle passioni degli italiani.
Prendiamo il caso di Beppe Signori, un giocatore passato agli onori della cronaca solo per un fantastico assist a Roberto Baggio durante Italia-Spagna e per i suoi chili di troppo quando giocava (??) nella Samp, che si è ritrovato in manette colpevole di aver guadagnato illegalmente soldi scommettendo su partite truccate e dichiara a tutta Italia: "abbiate pietà!". Il suo avvocato ha riferito l'estraneità dei fatti del suo assistito, colpevole solo di essere amico con gente che pratica questo tipo di scommesse (...............).
Io dunque dovrei avere pietà di Beppe Signori? Di un uomo che non ha trovato meglio da fare nella vita che guadagnarsi da vivere scommettendo su partite truccate sulle quali migliaia di tifosi, ignari, hanno prima pagato il biglietto, e poi sofferto, gioito e, aihmè, talvolta anche pianto? Come ha detto una volta Sgarbi nei suoi deliri televisivi "la pietà teniamola per qualcun altro che soffre veramente".
Quest'estate non ci sarà nessuna Coppa del Mondo a nascondere questo scandalo, almeno vi prego, Signori, Bettarini, Doni, davanti alle telecamere evitate dichiarazioni penose, abbiate pietà di noi.

Anonimo Federica

domenica 15 maggio 2011

Lettera da Londra, di Anonimo Federica

In-coscienza è lieto di ospitare le emozioni, gli umori e le sensazioni dei suoi lettori.
Oggi abbiamo il piacere di regalarvi la lettera di una nostra fedelissima fan che, direttamente dai piedi del Big Ben, vuole rendere omaggio ad uno dei suoi più grandi amori.


Oggi si è consumato un grande dramma sportivo: la Sampdoria è retrocessa in serie B.

So che alcuni, il cui concetto di calcio è “22 persone che corrono dietro ad un pallone”, storceranno il naso di fronte alla parola “dramma”. Ma so anche che coloro che hanno una forte fede calcistica comprenderanno l’uso di questo vocabolo.


Dal gol di Boselli la mia mente è tornata a quella maledetta domenica di 12 anni fa: avevo paura di come mi sarei sentita oggi al triplice fischio dell’arbitro, mi sentivo come un condannato verso il patibolo (perdonatemi il paragone, è sempre tutto usato in termini sportivi!) senza speranza di sfuggire al suo destino, e cosi è stato. L’esecuzione è avvenuta Domenica 15 Maggio alle ore 16.49.


Con mia grande sorpresa però i sentimenti sono stati diversi: nel 99 ho assistito ad una stagione assurda, maledetta e sfigata ,da un epilogo tragico e assolutamente ingiusto;  quest’anno ho assistito ad una stagione stupida, in cui sono stati commessi volontariamente errori imperdonabili da un epilogo scontato: la retrocessione.  Ho capito che saremmo andati in B dopo il rigore calciato alla stelle da un giocatore che (preferisco non nominare) evidentemente pensava più a fare meta che a fare gol, e, da quel momento, ho avuto due mesi per abituarmi al concetto di partite di sabato e di trasferte a Portogruaro.


Nel 99 ho pianto di rabbia, oggi ho pianto per la commozione. Vedere una stadio intonare l’inno della Samp e vedere  tutte quelle bandiere sventolare mi ha riempito di orgoglio: mi ha fatto capire ancora una volta di più, anche se non era necessario, quanto è bello essere tifosi della Samp e come sono fortunata ad esserlo; anche se ero lontana migliaia di km da Marassi ero li con loro in piedi ad urlare: QUESTA CURVA NON RETROCEDE. Si, la Samp retrocede, la Sud no.


Voglio salvare solamente due cose di questa assurda stagione: le lacrime di palombo dopo Samp Werder  e quelle dopo Samp Palermo.


L’anno prossimo spero di salvare tutto.


Ciao Samp, non ti preoccupare, noi siamo qui e rimarremo sotto la Lanterna ad aspettare il tuo ritorno in seria A. Non metterci troppo però!!

Anomimo Federica

martedì 10 maggio 2011

Fanculo. E scusate il francesismo.


“Non vi salva nemmeno Padre Pio”.
Ecco, appunto.
Fulgido esempio di sano sfottò, questa frase mi tornava alla mente di quando in quando, come un sinistro presagio, quasi a volere che io prendessi contatto con una parola (retrocessione) che da spauracchio stava diventando scomoda e fastidiosa realtà.
Ma io, da buon sampdoriano, positivo anche nei momenti più difficili, ho archiviato il tutto alla voce “gufate di un genoano che non si fa i cazzi suoi quando dovrebbe” e me ne sono andato – baldanzoso – allo stadio.
Poi c’è stata la partita, altra perla – l’ultima? – di un destino beffardo in un’annata disgraziata. La capocciata ossigenata di Floro Flores e il chirurgico mancino di Boselli somigliano ad una sentenza di condanna. Inappellabile. Giunta all’ultimo respiro, quando ormai il pareggio (peraltro inutile) sembrava scritto. Quasi che il destino abbia voluto legare per sempre la nostra retrocessione alle gesta di un genoa spietato (ma quando mai) e al nome di un bomber altrimenti avviato verso un inglorioso ritorno in patria.
Resta la quasi certa discesa agli inferi e un’immagine. L’esultanza quasi incredula e perciò amplificata dei cugini e gli sguardi vuoti e smarriti dei vari Palombo, Mannini, Tissone, Poli, Lucchini, Volta, Pozzi. Come dopo il triste epilogo del preliminare con il Werder, ma con una – per me sostanziale – differenza. Allora tutti i giocatori erano venuti a rendere omaggio a chi li aveva sempre sostenuti, domenica nessuno ha avuto il coraggio di salutare e ringraziare i tifosi, spettatori inerti ma sempre presenti e festanti di una sconfitta lunga nove mesi.
La serie b è probabilmente giusta, meritata, forse addirittura cercata, ma non per questo meno amara. Abbiamo vissuto una splendida favola ed è stato bellissimo. Il peccato mortale è stato averla interrotta sul più bello, con ancora negli occhi la poesia di Cassano, le magie di Pazzini e i voli di Storari.
Chiudo con una domanda, velata di malinconia e impregnata di qualunquismo fino al midollo. C’è chi dice che fritta è buona anche la merda. Può darsi, ma se togliete il fritto cosa rimane?Esatto.
Fanculo. E scusate il francesismo.

lunedì 9 maggio 2011

Mauro Boselli


Cari lettori di in-coscienza, prima di lasciarmi cullare dolcemente tra le braccia di Morfeo (intendendo la divinità greca e non il Domenico ex-calciatore) voglio raccontarvi la parabola del buon Mauro.
Nato a Buenos Aires il 22 maggio del 1985, si scopre fin da subito essere discreto giocatore di futbol.
Spronato dai genitori e dalla sua forza di volontà approda nel Boca Juniors, uno dei principali club argentini.
Non sentendosi però realizzato comincia il suo pellegrinaggio in diverse squadre (Malaga, Estudiantes, Wigan) finché non sbarca in prestito in Italia.
Fin da subito la sorte gli è avversa e, complice anche un infortunio, è costretto a vedere sgambettare i suoi compagni e dalla tribuna e dalla panchina.
"Oggetto misterioso" si sente sussurrare per le vie della città.
Ma il tempo passa e Mauro si riprende.
Nonostante tutto viene comunque lasciato in disparte "è fuori condizione!" si giustifica l'allenatore.
Ma i maligni la pensano diversamente. Nella sua società Mauro è in prestito (con un elevato costo di acquisto), giocando toglierebbe spazio a chi invece è di proprietà facendone scendere il valore e, di conseguenza, i dindini nelle casse societarie.
Sfortunato.
Ma Mauro ha il carattere dalla sua, non si perde d'animo e l'08 maggio 2011, mentre i suoi compagni stanno giocando una partita molto sentita che si sta avviando verso un "dolcissimo" pareggio, viene avvicinato dal mister che gli dice "te la senti di fare qualche minuto?", l'idea è più che altro perder tempo.
Mauro non esita ed al 97esimo succede l'incredibile.
Grazie Mauro, ovunque tu sarai l'anno prossimo io ti ricorderò sempre.
Non succede, ma se succede...