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lunedì 14 settembre 2015

Oggi paccheri!

Finalmente sono tornata ad una delle mie vecchie passioni: cucinare.
Ieri, approfittando del maltempo e del consueto pranzo domenicale in famiglia, ho deciso di mettermi ai fornelli e ho preparato i paccheri alle due ricotte con cubetti di speck, conditi con salsa di pomodoro.
Ecco la ricetta.
Livello di difficoltà: se ci riesce mia sorella..

Ingredienti (per quattro persone):
- 25/30 paccheri;
- 300 gr. di ricotta vaccina;
- 150 gr. di ricotta di pecora;
- due fette di speck tagliate spesse per fare i cubetti;
- maggiorana;
- formaggio parmigiano grattugiato;
- salsa di pomodoro;
- una noce di burro;
- pan grattato;
- sale.

Cuocete i paccheri lasciandoli al dente.
Nel frattempo preparate la farcia: amalgamate le due ricotte con lo speck tagliato a cubetti, aggiungete la maggiorana, una manciata di parmigiano e un pizzico di sale. Per rendere il tutto più cremoso aggiungete due cucchiai dell'acqua di cottura della pasta.
Scolate i paccheri e metteteli sotto l'acqua fredda per fermare la cottura.
Prendete un tegame rettangolare da quattro porzioni, imburratelo e cospargetelo di pan grattato.
Riempite i paccheri con la farcia, posizionateli in verticale nel tegame e alla fine versateci sopra la salsa di pomodoro (variante: potete, per rendere il condimento più gustoso, fare un leggero soffritto di cipolla, aggiungere la salsa di pomodoro, una foglia di basilico e fate cuocere per dieci minuti - anche meno se vedete che la salsa si asciuga troppo - ).
Infornate in forno preriscaldato per 20 minuti a 180 gradi.
Buon appetito!

lunedì 7 settembre 2015

Street food fest a Genova, siete proprio sicuri?

Prima di passare al secondo post dedicato a Berlino,vorrei spendere due parole sullo "street food fest"  che c'è stato a Genova lo scorso week end.

Nel piazzale delle feste al Porto Antico, diversi locali noti a noi genovesi, organizzati in piccoli stand, preparavano e vendevano diversi tipi di cibo da strada: hamburger, hot dog, panini vari e fish&chips.

Peccato abbiano dimenticato una delle caratteristiche tipiche dello street food: l'essere economico.
Se un hamburger me lo fai pagare 7,50 euro non è più street food, ma una presa in giro e la stessa cosa vale per la porzione di fritto e gli hot dog.

L'unico che ha voluto fare davvero street food e' stato lo stand di Porcapancetta, un locale che si trova a Genova, in Piazza Pollaiuoli che fa degli ottimi panini con la pancetta e varie salse, io ho preso quella classica con la senape in grani (ottimo!) al prezzo di 3 euro, prezzo da street food.

venerdì 27 marzo 2015

Niente, oggi è un pomeriggio da liquirizia inglese.

Vado, compro e torno.

lunedì 17 febbraio 2014

Domenica.

Brioches e caffè con panna per colazione.
 I colori del mondo a Palazzo Ducale, la nostra mattinata.
In famiglia, per il pranzo.
E nel pomeriggio cinema. Abbiamo visto a proposito di Davis: triste - per me - malinconico - per lui - comunque da vedere.


Cena leggera - nei miei programmi - maccheroni con il sugo e le polpette - nei programmi di mia madre - e come puoi rifiutare?!
Poi cazzeggio: doccia lunga e calda, camomilla e vanity fair.
E oggi si ricomincia.. buon lunedì a tutti!




mercoledì 5 febbraio 2014

12:29



Spiedini di carne di manzo macinata, con cipolle e spezie accompagnati da riso basmati allo zafferano e una salsa di yogurt e spezie.

Ecco cosa ho mangiato ieri sera al ristorante persiano SORAYA di Genova Nervi (prima mi sono concessa un antipasto di melanzane lavorate con yogurt e spezie e dopo il budino al pistacchio).

Locale accogliente, mi ha dato l'impressione di essere a casa della nonna con queste pareti ricoperte di tappezzeria di un azzurro tenue e le vetrinette piene di posate e vassoi in argento.

E il cibo? Otimo! In realtà abbiamo avuto l'impressione che avremmo mangiato bene appena entrati nel locale per la presenza di "autoctoni" che, ormai, consideriamo un valido criterio per valutare un ristorante (criterio collaudato con successo al ristorante peruviano).

La prossima volta, però, mi sa che anch'io opterò per il tè al cardamomo da sorseggiare dopo aver messo in bocca una zolletta di zucchero.
E poi, ma avete visto la tazzina?



mercoledì 4 dicembre 2013

Bruxelles: cosa vedere, dove mangiare e bere (seconda parte).

In vista del periodo natalizio, se state pensando ad un viaggio, vi consiglio Bruxelles, posso solo immaginare quanto sia bella vestita a festa!

Rimandandovi qui per la prima parte del nostro viaggio, adesso vi racconto cosa abbiamo visto il secondo giorno.. sapendo che sarebbe stato l’ultimo a nostra disposizione per visitare la città, avendo deciso di andare a Bruges il giorno successivo, abbiamo visitato diversi quartieri di Bruxelles aiutandoci anche con i mezzi (il biglietto della metro costa 2 euro, ma non ricordo per quanto tempo è valido. Io, comunque, vi sconsiglio di fare abbonamenti giornalieri o altro perché se avete un po’ più di tempo di noi potrete girare la città a piedi, senza problemi).

Partendo da Grand Place, attraversate les Galeries Saint Hubert, percorrete Rue d’Arenberg e non potrete non notarla, la cattedrale..




Da qui, a piedi, abbiamo raggiunto il primo quartiere che abbiamo visitato: Marché aux Poissons.
Da vedere c’è la chiesa di Saint Catherine (non visitabile all’interno perché chiusa)


è quella che vedete in fooondo

ma la zona ci è stata consigliata sia dal ragazzo del b&b, sia dalla guida perché famosa per i moules (le cozze) che potrete mangiare nelle pescherie che, all’ora di pranzo, si trasformano in piccoli bistrot e preparano il pesce che vendono. Noi ne abbiamo trovata solo una, in realtà, e la noterete subito perché all’esterno, ma adiacente, c’è questo piccolo banco e il proprietario, spagnolo, vi preparerà il pesce che avete ordinato cucinandolo alla piastra con verdure e condimenti vari o fritto. Le cozze erano davvero ottime!


Da Place Saint catherine abbiamo preso la metro (linea 1) e siamo scesi a Parc (terza fermata), ci siamo incamminati verso Port de Namur e abbiamo iniziato a percorrere Chaussée d’Ixelles: è una grande via, centro commerciale di Bruxelles, dove troverete i negozi che solitamente ci sono nelle grandi città (H&M, zara, ecc..). Noi, all’altezza di Rue de la paix, ci siamo inoltrati nelle piccole vie parallele fino ad arrivare alla chiesa di saint Boniface e poi, attraversando il quartiere africano, ci siamo riimmessi nella strada principale, destinazione: il quartiere Flagey.

(Prima, pausa caffe, la camminata iniziava ad essere impegnativa!)

Ora, Flagey è una bella zona della città, residenziale, che in parte si sviluppa sulle rive di un lago che permette una bella passeggiata, ma, se alcuni amici non ci avessero detto che nella pizza c’è il chioschetto con le frites più buone di Bruxelles, molto probabilmente non ci saremmo andati. Ahimè il chioschetto era chiuso (che il lunedì sia giorno di chiusura? Nel dubbio, andateci di martedì..) 




Avendo a nostra disposizione ancora metà pomeriggio, decidiamo di andare a visitare il quartiere europeo spinti, non tanto dalla curiosità di vedere il cuore politico dell’Europa, quanto dalla voglia di assaggiare le frites migliori di Bruxelles, secondo la nostra guida e tripadvisor. In Place Jourdan troverete, infatti, Maison Antoin. E sì, le frites erano davvero buonissime.. alla faccia del chioschetto a Flagey, tiè! 
Il quartiere europeo non ci è piaciuto particolarmente perché troppo moderno e molto probabilmente neanche gli abitanti della città lo amano particolarmente: sulla guida abbiamo letto che il palazzo sede del Parlamento Europeo, per la sua forma, viene paragonato alla confezione di un formaggio! 

Ripresa la metro, siamo rientrati al b&b.

Ultimo consiglio su cosa vedere: il Museo del Fumetto (Centre Belge de la Bande Dessinéè), si trova in Rue Des Sables (per raggiungerlo prendete come punto di riferimento e di partenza la Cattedrale), davvero bello e ve lo dice una che di fumetto non ne sa nulla..













Adesso passiamo ad alcuni consigli su DOVE MANGIARE:

- "la fin de siècle": rimane nella zona di Sait Géry (sicuaramente la più bella e viva della città nelle ore serali) praticamente la strada che rimane davanti al palazzo della borsa e non potete non andarci! Fanno piatti tipici della cucina belga e, quindi, soprattutto, carne. Io ho mangiato una carbonnade - una specie di spezzatino - davvero ottima! 

- nella stessa zona troverete molti locali di cucina orientale o etnica (la nostra guida consiglia quello etiope), noi la prima sera abbiamo mangiato ad un ristorante thai di cui non ricordo il nome, ma che rimane sempre nel quartiere di Saint Géry e ci siamo trovati molto bene;

- "nuetnigenough": diciamo che non vieni a mangiare qui per la simpatia dei camerieri, ma perchè la cucina è buona (meno di quella del primo locale consigliato), ma da provare.

- frites e waffel OVUNQUE e fino a star male!ah quanto mi mancano..




Io vi sconsiglio, per mangiare, la zona che rimane a metà de les Galeries Saint Hubert (Rue des Bouches) perchè ci sono i tipici locali da turista. 


..E BERE:

- la birra, cosa ve lo dico a fare, la troverete in ogni locale, bar, pub, ristorante, bistrot della città e ne berrete molta perchè è buonissima (ah, quanto mi manca..), nella zona in cui vi ho sconsigliato di andare per mangiare troverete, invece, il consigliatissimo Delirium Cafè con la sua vastissima scelta di birre; 



- sia perchè fa un vino aromatizzato ottimo (andateci a stomaco pieno va..), sia perchè il locale é bellissimo dovete andare al Goupil le Fol nelle vicinanze di Grand Place e credo sia l'unico posto della città o di tutto il Belgio che ha 4 o 5 birre..




Direi che su Bruxelles vi ho detto tutto, pronti a partire per Bruges?

venerdì 27 settembre 2013

Nella terra dei crucchi


Quando un mesetto fa ci ha comunicato che si sarebbe trasferita in Germania per sei mesi, ho reagito bene e sono stata subito contenta per lei: nuova città, nuova cultura, nuova vita, insomma, ho approvato (e approvo tuttora) questa sua decisone, le ci voleva una svolta!
Mi ha un po' colto di sorpresa perchè non ho mai immaginato che una di noi 4 potesse decidere di cambiare città o Stato dando per scontato, stupidamente, che saremmo sempre rimaste qui.
Qualche giorno dopo, così, improvvisamente, mi viene in mente una lista di cose che non avremmo fatto insieme per un po’: dall’aperitivo, al giro per negozi, dai messaggi scemi, alle lunghe telefonate nei momenti di crisi. 
Cose normalissime che non facciamo neanche con una certa regolarità, non abbiamo appuntamenti fissi, può anche capitare che per settimane non ci vediamo  e l’sms è l’unico modo per tenerci aggiornate, ma quando riusciamo ad organizzarci, in modo da incastrare i nostri orari o impegni, qualcosa la facciamo sempre.
Ecco, dovrò abituarmi al non sempre.. che poi sei mesi passano in fretta e lei a dicembre torna per le feste e poi si è fatta whatsapp (finalmente) e, addirittura, skype e noi, da amiche comprensive, non le abbiamo di certo fatto pesare CHE NON CI SARA’ PER I NOSTRI COMPLEANNI, no, no.
Sarà come se non fosse mai partita..
Nel dubbio ieri sera ci siamo gustate un’ottima pizza perché, come ci ho tenuto a ricordarle, per un po’ di mesi potrà giusto vederla in fotografia.. 

giovedì 30 maggio 2013

Mangialonga 2013, Levanto: noi c'eravamo!

Domenica scorsa 8 baldi giovani prendono il treno da Brignole, destinazione Levanto, per partecipare alla Mangialonga: 9 tappe distribuite su 15 km di percorso - che a noi sono sembrati di più - ciascuna tappa in un borgo caratteristico delle alture di Levanto dove venivamo accolti con buon cibo e musica.
Questa la mappa del percorso:



E queste le tappe:

1. RIDAROLO: focaccia alla salvia
2. FONTONA: acciughe salate
3. CHIESA NUOVA: verdure ripiene

le prime tre tappe vissute tranquillamente, nonostante il percorso in salita per raggiungerle, ma, una volta arrivati, trovavamo subito conforto nel piatto tipico che ci veniva offerto e in un (numero approssimativo) bicchiere di vino bianco.



4. LEGNARO: trofie al pesto
questa tappa ci ha fregato: 2 ORE di coda per poi arrivare al pentolone, ormai vuoto, e sentirci dire che il pesto era finito! Ci hanno rassicurato dicendoti che qualcuno era andato a prenderlo e, dopo altra attesa, finalmente siamo riusciti ad avere il nostro piatto di trofie.
che noia due ore di coda, penserete voi, e invece il tutto é stato allietato da musica dal vivo di alto livello, ma che dico, di altissimo livello raggiunto con fiki fiki di Gianni Drudi! Io ho video, oh se ce l'ho il video, ma mi é stato categoricamente fatto divieto di diffonderlo al motto quello che é successo alla mangialonga rimane alla mangialonga.

5. SAN BARTOLOMEO: stoccafisso in umido
nulla da rilevare, se non che iniziava a girare la voce che se non ci fossimo dati una mossa saremmo arrivati a Levanto alle 21.30. 
L'orario di arrivo previsto dal programma era 17.30, circa..

6. PASTINE: cima alla genovese
a tutto ciò che é avvenuto in questa tappa non sappiamo dare una spiegazione.
Sarà stata l'adrenalina? 
Sarà stato il vino? 
Sarà stata la cima?
Alcuni non si ricordano neanche cosa é successo, altri se lo ricordano benissimo: gavettoni d'acqua e di vino rosso - chiedetelo alla mia felpa bianca -, cartelli di indicazioni stradali usati come chitarra, panche usate come cubo su cui ballare musica tamarrissima. Anche di questa tappa esistono prove fotografiche. Che non vedrete mai!
Siamo ripartiti dicendoci mancano ancora tre tappe..

Queste:

7. VIGNANA: gorgonzola e miele
8. LERICI: fragole al vino
9. GIARDINI: gelato, caffé e limoncino.
siamo arrivati alla meta verso le 20.30 e, leggete bene, non eravamo gli ultimi!
Ci siamo goduti gelato, caffé e limoncino e ci siamo diretti, sfatti, verso la stazione per fare ritorno a casa.

Giornata lunga, ma davvero divertente!

E questa é l'unica foto che che mi é stato concesso di pubblicare




perché "sembriamo anche persone normali" (cit.)


lunedì 20 maggio 2013

vivere il lunedì con la testa già al prossimo week end

E' stato decisamente un week end mangiareccio, oltre che bellissimo, quello appena trascorso.

Sabato sera siamo andati a mangiare a le mura di Malapaga, braceria in zona Porto Antico dove a farla da padrona é sicuramente la carne. Posto ideale per chi, come lui, ama la carne e lo dimostra con una tagliata con lardo e pomodorini pachino, e anche per chi, come me, non la ama particolarmente, ma alla fine si gusta il suo ottimo spiedino con contorno di verdure grigliate - spiedino che, in realtà, non é riuscita a finire perché già sazia di carne, ma non abbastanza di pane con i peperoni -.
Ottima la panissa che abbiamo preso per antipasto, ottimo il bicchiere di vino che ha fatto compagnia allo spiedino, piacevolissima la panna cotta con i frutti rossi, bella l'idea di servire come digestivo gli zuccherini alcolici aromatizzati agli agrumi.

Dopo cena abbiamo provato a sfidare la pioggia e a goderci la Notte dei Musei, ma lei, la pioggia, ha sfoderato la sua tattica di cadere in senso orizzontale rendendo, quasi, inutile l'ombrello. 
Insomma, siamo stati sconfitti.  

Io amo la mia città e ancora di più la amo la domenica mattina, quando la giriamo in modo più rilassato, abbandonando la frenesia della settimana, circondati da gruppi di turisti che invadono le vie principali.
E poi di domenica in Piazza Matteotti - non abbiamo ancora capito con quale frequenza, ma sta di fatto che ieri siamo stati fortunati - ci sono gli stand di prodotti tipici delle varie regioni italiane. Prima tappa: Puglia, con i suoi taralli - ve l'ho già detto che potrei morire mangiando taralli e non solo in senso figurato? - poi, siamo risaliti in Emilia Romagna dove abbiamo comprato, da un gentile standista che ci ha ammaliati con il suo accento e con l'assaggino di parmigiano che ci ha offerto, dei tortelli al radicchio rosso e una bottiglia di Lambrusco. 
Il simpatico emiliano ci aveva consigliato di condire i tortelli con il pomodoro o con un filo d'olio e parmigiano e avremmo fatto così se non avessimo visto lo stand del Piemonte con una varietà di formaggi lì per noi e, così, dopo un assaggino di Toma e uno di Castelmagno, abbiamo capito la fine che avrebbero fatto i tortelli a pranzo: affogati in una leggera fonduta di Castelmagno. Amen.



Prima, però, abbiamo visitato la mostra Geishe e Samurai allestita al Palazzo Ducale fino ad agosto.

E' una raccolta di foto di fine '800 della scuola Yokohama e la particolare tecnica con cui venivano colorate, essendo ancora in bianco e nero, le rende uniche e ancora più realistiche. Le mie preferite sono quelle dei paesaggi o che ritraggono scene della vita quotidiana del Giappone. L'audioguida, inclusa nel biglietto, ti permette di apprezzare ancora di più la mostra e di scoprire alcune curiosità sulla cultura giapponese.
Se decidete di visitare la mostra vi consiglio di fare il biglietto integrato che comprende anche quello per la mostra fotografica di Kubrick, sempre al Palazzo Ducale e sempre fino ad agosto, al prezzo di 14 euro, invece dei 10 euro per ciascuna mostra. E' pur sempre una genovese quella che scrive!




E dopo i tortelli - buonissimi - e dopo il Lambrusco - finito tutto -, pomeriggio dedicato al relax davanti ad un bel film che, non apprezzando particolarmente Brad Pitt come attore, non credevo fosse così bello: il misterioso caso di Benjamin Button.

Ma, ahimé, anche i bei week end finiscono..

Ora capite perché con la testa sono già al prossimo fine settimana?!
E, visti i programmi, anche quello che ci aspetta potrà dirsi mangiareccio: c'é la Mangialonga a Levanto, vi unite?

venerdì 12 aprile 2013

Tagliolini tartufati con fantasia di funghi.

Mesi fa, arrivato il momento di spartirsi il contenuto di un cesto natalizio che ha ricevuto il mio capo, io scelsi questi tagliolini tartufati


sabato scorso li ho preparati per pranzo e, visto il successo che hanno ottenuto, eccovi la ricetta!

Livello di difficoltà - se ci riesce mia sorella..é un miracolo! -

Ingredienti per due persone:
- tagliolini tartufati;
- 150 gr. di fantasia di funghi (quelli surgelati della Buitoni, per intenderci);
- olio;
- sale;
- prezzemolo.

In una ampia padella mettete due abbondanti cucchiai di olio e uno spicchio d'aglio (infilzato in uno stuzzicadenti così poi lo individuerete facilmente quando dovrete toglierlo). Fate rosolare l'aglio qualche minuto e poi aggiungete i funghi, salate e fate sfumare con un bicchiere di vino bianco, togliete l'aglio. Fate cuocere a fuoco vivace.
Quando vedete che i funghi sono quasi pronti, dopo circa dieci/dodici minuti circa, mettete a bollire l'acqua, calate i tagliolini e aggiungete alla padella due cucchiai dell'acqua di cottura.
Dopo due minuti scolate i tagliolini, conservando un po' di acqua di cottura, e aggiungeteli ai funghi. Fateli andare per un paio di muniti e se vedete che sono troppo asciutti aggiungete ancora un po' d'acqua di cottura.
Spolverata di prezzemolo fresco e buon appetito!

Ehm..ho dimenticato di fare la foto al piatto, rimedierò la prossima volta che riproporrò la ricetta.



venerdì 30 novembre 2012

Torta gorgonzola e pere

Potrebbe essere una buona idea come antipasto in vista delle abbuffate natalizie o, se come me amate le torte salate, vi ritroverete a mangiarla anche a merenda.

Livello di difficoltà - se ci riesce mia sorella.. -

INGREDIENTI: 

- pasta sfoglia;
- 250 gr di gorgonzola dolce;
- 2 pere kaiser mature;
- una manciata di parmigiano.

Tagliate una pera a fettine sottili e l'altra a cubetti e mettetele in acqua fredda e limone. 
Prendete un tegame e ricopritene il fondo con carta forno (va bene anche quella che trovate nella confezione della pasta sfoglia).
Adagiate la pasta sfoglia nel tegame in modo da coprire anche i lati per poi fare il bordo (io prima l'ho stesa con mattarello e farina per renderla un po' più sottile), spargete sul fondo un'abbondante, naturalmente, manciata di parmigiano e il gorgonzola a pezzi.
Strizzate la pera a cubetti e aggiungetela al gorgonzola e mettete sopra la pera a fette.
Fate cuocere in forno già caldo a180 gradi per 40 minuti, quando vedete la pasta sfoglia ben dorata é pronta.
La prossima volta voglio aggiungerci dei gherigli di noci da mettere sul fondo della pasta sfoglia con il parmigiano e, magari, faccio qualche foto e aggiorno il post...

Buon appetito!

 

venerdì 9 novembre 2012

Come promesso

Ecco la ricetta del sugo di salsiccia, sì, proprio quello.

Livello di difficoltà: -se ci riesce mia sorella é un miracolo!-
Ingredienti per sei persone se volete fare il bis, considerate che noi eravamo in dieci:
- salsiccia 800 gr;
- carota, cipolla, alloro, rosmarino;
- salsa di pomodoro (bottiglia da un litro);
- polenta istantanea, una confezione.


Fate un fondo di oilo, carota, cipolla e rosmarino tritato. Quando la cipolla inizia a rosolare aggiungete la salsiccia tagliata in pezzi lunghi più o meno 10 cm.
Fate andare per qualche minuto poi aggiungete mezzo bicchiere di vino rosso e fate evaporare.
Aggiungete la salsa di pomodoro e le foglie di alloro. Io ho usato la salsa fatta da mia madre che è abbastanza liquida e, quindi, ho fatto cuocere il sugo per un paio d'ore, se usate quella comprata probabilmente richiederà meno tempo per cuocere, comunque il sugo non deve essere troppo asciutto.





Quando il sugo é pronto iniziate a fare la polenta. Io ho usato quella istantanea, in pochi minuti é pronta e poi non ho idea di come si faccia la polenta se non così!

Buon appetito.

lunedì 29 ottobre 2012

Sabato sera cena tra amici in onore dell'avvocato (in realtà é stata l'occasione per rivederci dopo troppo tempo senza rimpatriate).

Portata principale nei solidi: polenta con il sugo di salsiccia oppure con la fonduta o, meglio, quella che avrebbe dovuto essere fonduta (cause probabile del fallimento: abbiamo messo troppo latte oppure dovevamo toglierla dal fuoco prima).

Il mio sugo, invece, si é aggiudicato il primo posto nel passero rosso, appositamente creato da A. che, assaggiandolo, ha candidamente esclamato questo sugo spacca il culo ai passeri rossi. 
Ah quanta poesia può essere ispirata da una buona dose di alcool..

Portate prinicpali nei liquidi: i famosissimi orsetti alla vodka e un ottimo vino




azzeccatissimo direi.

E la ricetta del sugo? Direte voi..
La posto venerdì che dovrebbe essere il giorno dedicato alla rubrica in-cucina, cerchiamo, almeno sul blog, di essere ordinate!
E scrivendo ciò mi viene in mente che é dalla SCORSA PRIMAVERA che devo fare il cambio armadi e da dieci giorni che mi dico nel week end metto in ordine la mia camera dopo il ciclone esame. 
Ma posso sprecare un sabato o una domenica solo per mettere ordine?! Maddai..
Vivrò sommersa da post-it, fogli di appunti e riassunti e rischierò di uscire di casa in canotta e shorts non riuscendo a trovare maglioni e pantaloni e sì, ci sarà quella nanetta bionda di sei anni che, entrando in camera mia, esclamerà ma che disordine zizi! Anzi, mi rimprovererà scandendo per intero il mio nome perché quando si arrabbia con me fa proprio così ma A-M-A-R-I-L-L-Y-S!
Neanche mia madre..




venerdì 19 ottobre 2012

Ravioli di carne al vapore

In attesa che il vapore cuocesse i ravioli ci siamo goduti il panorama, il vino e quelle frittelline di polpa di granchio in pastella.






In realtà se avessimo dovuto aspettare che il vapore facesse il suo dovere avremmo avuto bisogno di altre due bottiglie di vino e di chili di quelle frittelline, perché tra vaporiera che ad un certo punto, e per motivi ancora da scoprire, ci ha abbandonato, e il tempo per ingegnarci e creare una vaporiera con pentola e scola pasta (che poi ha funzionato) abbiamo cenato tardi, ma soprattutto non ho idea dei tempi di cottura, quindi io mi limito a darvi la ricetta dei ravioli e per la cottura pensateci voi. 
Anzi, se poi mi fate sapere in quanto cuociono..grazie.


Ravioli di carne al vapore.

Livello di difficoltà: - se ci riesce mia sorella é un miracolo -

Ingredienti per il ripieno:
- 2 salsiciotti;
- 1 hg di gamberetti già sgusciati;
- cavolo verza;
- 1 carota;
- soia.

Ingredienti per la pasta:
- 2 hg di farina;
- acqua quanto basta;
- sale.

Fate sbollentare i gamberetti in acqua e sale un paio di minuti (noi abbiamo preso quelli surgelati, già sgusciati).
Aprite i salsiciotti e metteteli in una terrina, aggiungete il cavolo verza e le carote tagliati finemente e i gamberetti, aggiungete due cucchiaini di soia e sminuzzate il composto con un coltello. Alternativa ai salsiciotti: la carne macinata di maiale, ma il piatto risulterà meno saporito.

Mettete su un piano la farina, salate e aggiungete a poco a poco l'acqua tiepida, iniziate ad impastare.
Se l'impasto é mollo vuol dire che avete messo troppa acqua, rimediate con una manciata di farina. Quando gli ingredienti sono ben amalgamati e la pasta é elastica stendetela con un mattarello e fate una sfoglia il più sottile possibile (questo vi aiuterà per la cottura).




Fate dei dischetti con dei bicchieri e metteteci sopra un po' di ripieno, chiudete a mezza luna.


Disponete nella vaporiera delle foglie intere di verza e metteteci sopra i ravioli.

Fate cuocere x minuti e buon appetito!



lunedì 16 luglio 2012

Il riso abbonda nella cucina degli stolti.

In linea con la rubrica molto “cooli” e tantissimo “naria” di Amarillys, reduce da un successone (almeno così mi è stato forse soloperamicizia detto) ottenuto nella notte di sabato, oggi non vi insegnerò come fare in casa un sushi decente, vi consiglierò su di una cosa ben più fondamentale: come non odiare il riso.
Esattamente, passato il primo dei due giorni del sempretroppobreve week end a stretto contatto con il “biancochicco”, ora come ora se provate a propormi del riso, 90 volte su 100 ve lo tirerei in faccia.
Sia esso arborio, integrale, basmati o da sushi, non c’è cazzo che tenga, ne sono saturo. Quindi, se non volete fare la mia stessa fine, seguite questi pochi e pratici consigli.
  • Usate sempre e comunque un colino di dimensioni tali da non far incastrare il riso nelle sue spire, ehm, fessure. Più e più volte, infatti, mi è venuta la tentazione di gettare tutto nel cestino, colino compreso.
  • State attenti alla cottura, santi numi! Le conseguenze sono due: a) dover buttare via del cibo che non è mai cosa simpatica, tutt’altro; b) aver nuovamente e per circa 15 minuti a che fare con quel pentolone di acqua bollente e bianchiccia, con il rischio di un nuovo - e questa volta stupido - #epicfail.
  • Se volete cimentarvi nella sacra arte del sushi, abbiate sempre cura di maneggiare il riso con le mani bagnate (possibilmente con acqua e limone, il sapore del pesce crudo potrebbe non essere piacevole al/la vostro/a partner. Cazzovenne del sapore, volete passare una notte in “bianco”?), eviterete così di diventare il quindi dei Fantastici 4 (che diventerebbero 5, appunto), anche detto virilmente “Manina appiccicosa”, con una consistenza simil quelle manine che si trovavano nei pacchetti di patatine.
  • Non fate movimenti rapidi e sconsiderati con in mano il cucchiaio del riso e, nel caso in cui dobbiate sbatterlo, fatelo con estrema delicatezza. Se il riso non si dovesse staccare non abbiate paura, c’è sempre la soluzione del “buttate via tutto”!! (vedi punto 1)
  •  “Ingredienti per 650 gr di riso per sushi: a) 250 gr di riso per sushi; b) …”. ???
Ovviamente, se sono qui a darvi suggerimenti vuol dire che ho fatto un gran casino, ecco forse perché in un sano momento di follia ho preso la pentola con quel poco riso che rimaneva e con un gesto degno di una finale di lancio del martello alle olimpiadi l’ho ferocemente e con disprezzo gettata nel triangolino di pseudo-giardino davanti a casa, tra rose, fiori arancioni e non trovata menta. Spero solo non ne esca una risaia, sarebbe quello che si usa dire “oltre al danno, la beffa”.

venerdì 13 luglio 2012

Pasta con il sugo di melanzane 'mbottonate

Amo l'state per i suoi colori, i suoi profumi, il sole, il mare e il caldo.
Non é vero.
Amo l'estate perché é la stagione del sugo di melanzane 'mbottonate fatto da mia madre e le melanzane sono solo quelle dell'orto di mio padre, in inverno, con le melanzane comprate, non si fa. Mai. Ci perderebbe, é inutile. 
Almeno una volta a settimana lo prepara e martedì é stata quella ed io ne ho fatto il bis.

Livello di difficoltà: - se ci riesce mia sorella é un miracolo -

INGREDIENTI:
- 4/5 melanzane di quelle lunghe;
- cipolla, sedano;
- salsa di pomodoro;
- pan grattato, formaggio parmigiano, basilico;
- pasta secca (il formato che preferite);
- sale q.b.

Prendete le melanzane, lavatele ed incidetele per lungo. 
Mischiate una manciata di formaggio, di pan grattato e alcune foglioline di basilico tritate grossolanamente (se volete potete aggiungerci un pezzettino di aglio). Riempite l'incisione con il composto così ottenuto.
In una pentola dal fondo largo mettete un filo d'olio, fate rosolare la cipolla e il sedano (se non amate particolarmente il soffritto fate sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco) e poi aggiungete la salsa di pomodoro, se é troppo densa aggiungete un bicchiere d'acqua, salate.
Quando il pomodoro inizia a bollire aggiungete le melanzane.
Quando vedete che il sugo inizia a restringersi dovrebbe essere pronto. se toccando le melanzane con una forchetta le sentite ancora dure, aggiungete poca d'acqua e fate cuocere ancora un po'.
Attenzione, quando girate il sugo, a non rompere le melanzane!E' lì il segreto.
Cuocete la pasta, quando é pronta conditela con il sugo.
Consiglio: ad ogni forchettata un pezzo di melanzana..accoppiata perfetta!
Buon appetito.






venerdì 13 aprile 2012

"pastiera napoletanazza"

Di quattro amiche il 50% si é sempre dilettato in cucina con buoni risultati, il 25% ci prova, non sempre con buoni risultati (scusa P., ma quella crostata non la dimenticheremo mai), e il restante 25%, A., difficilmente lo si trovava tra i fornelli..poi scopre il potere rilassante della preparazione di dolci e quant'altro e alla Vigilia di Natale si presenta con una sacher che Buddy, a lei, fa un baffo e qualche giorno prima di Pasqua ci dice che avrebbe preparato la pastiera!






Non male direi!Io le ho già fatto promettere che per la prossima cena la voglio!
E con grande piacere in-coscienza ospita A. con la ricetta della sua pastiera napoletanazza..

Livello di difficoltà - vorrei prenotare un tavolo per due -
Dosi per 6 persone (abbondanti)

Per la frolla:
2 uova intere (1 intero e 1 albume se si vuole una frolla più friabile)
Burro 100gr.
Zucchero 100gr.
Farina 200-250gr.

Lavorare la farina, il burro e lo zucchero fino a ottenere un composto compatto e abbastanza elastico. Formare con l’impasto ottenuto una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e riporla in frigo per almeno mezzora.

Per il ripieno:
Grano cotto 250gr.
Latte 150 gr.
Limoni: la scorza grattugiata di uno
Burro 20gr.
Zucchero 120gr.
Canditi: 80gr. circa tra arancio e cedro
Cannella: 1 cucchiaino da caffè
Ricotta: 200gr. tra ricotta di pecora e di mucca
Uova: 2
Acqua di fiori d’arancio q.b.

Versare in una pentola il grano, il latte, il burro e la buccia grattugiata del limone; far bollire il tutto a fuoco dolce e mescolare finché la crema non si addensa. Mentre la crema intiepidisce unire in una ciotola uova, zucchero, ricotta, acqua di fiori d’arancio(io vado “a naso”) e cannella. Lavorare fino a ottenere una crema omogenea e senza grumi.
Stendere la pasta frolla su di una tortiera circolare a cerniera imburrata e infarinata, conservandone una piccola parte che servirà per formare le striscioline decorative. Una volta che la crema di grano si sarà intiepidita, unirla al composto con la ricotta, aggiungere infine i canditi e mescolare bene il tutto. Versare il ripieno all’interno della frolla ed eventualmente pareggiarne i bordi; con la pasta frolla tenuta parte formare delle striscioline sottili da disporre a griglia sopra la pastiera. Spennellare infine le striscioline con un tuorlo d’uovo sbattuto e infornare a 200gradi per circa un’ora.
Preparare la pastiera con un paio di giorni d’anticipo in modo che gli aromi possano amalgamarsi al meglio!

lunedì 19 marzo 2012

Don't touch my PESTO!


Qualche giorno fa sul Corriere è uscita un'intervista (che potete leggere qui) a Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente, intervenuto per fornire un suo autorevolissimo pensiero in materia di OGM.
Non voglio entrar nel merito del dibattito OGM si, ed OGM no. Io, però, da buon genovese, ed amante di quel sughetto color verde-barretta-di-uranio che usasi chiamare pesto mi sento lievemente toccato nello spirito.
La frase incriminata è la seguente: 

«Senza l'ingegneria genetica oggi non avremmo alcuni fra i nostri prodotti più tipici. Il grano duro, il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano, il basilico ligure, la vite Nero D'Avola, la cipolla rossa di Tropea, il broccolo romanesco: sono stati ottenuti grazie agli incroci e con la mutagenesi sui semi»
(fonte Corriere della Sera, 15 marzo 2012, link riportato sopra)

Orbene, affermare che senza la genetica non avremmo il basilico (e di conseguenza il pesto), così, tranchant, mi sembra un'uscita del cazzo e decisamente azzardata. Peraltro, al successivo "davvero?" dell'intervistatore, l'onorevole Ministro si è sbilanciato in un sibillino "si". Ah, beh.
Come noto, la Liguria, troppo limitatamente - ed anche per sue colpe-, trova il suo maggiore appeal come meta del turismo estivo e dei week-end delle belle stagioni. Chi dalle città del nord emigra nelle più belle riviere del Ponente o Levante, oppure gironzola per i caruggi di Genova o visita le altre città e cittadine.
Volete togliere ai foresti la possibilità di godersi di un sano piatto di gnocchi o trenette al pesto? Mi sembra, come detto, una grossa cazzata. Di persone facilmente influenzabili ce ne sono a bizzeffe (ricordo ancora quando si diceva che il basilico con gambo più lungo di tot centimetri era cancerogeno, bah, lo si dice ancora? Lo è? Ri-bah).
Caro Ministro, invece di sparar facili sentenze, sentenzia nel momento in cui un foglio di carta di qualche rinomata università e/o centro di studi confermerà quanto così superficialmente affermato. Se avrai ragione chapeau.
Regalate un mazzetto di basilico!
Intanto, beccati questa tipica accoglienza ligure.

venerdì 9 marzo 2012

Maiale in agrodolce

..e quindi sabato sera ci siamo dati alla cucina cinese.
Gli antipasti li abbiamo comprati da asporto: classici involtini primavera e ravioli al vapore con carne, peccato fossero in versione mini nonostante il prezzo, a mio parere, maxi.
Il piatto principale invece lo abbiamo preparato noi prendendo spunto da varie ricette trovate su internet.

Maiale in agrodolce.

INGREDIENTI: 
- lonza 400 grammi;
- ananas tre fette;
- un peperone rosso;
- farina;
- sale;
- ketchup;
- salsa di soia;
- aceto;
- zucchero.

Filo d'olio in padella, poi il peperone e l'ananas tagliati a cubetti.
Tagliate la carne a cubetti, salatela, infarinatela e mettetela in padella.
Aggiungete due bicchieri d'acqua (anche tre se vedete che la carne non é ancora cotta e il tutto rischia di bruciare!)
Nel frattempo preparate la salsa: 2 cucchiai di ketchup, 2 di aceto 2 di salsa di soia e 4 di zucchero.

Queste sono le dosi giuste se mettete l'ananas fresco e non quello sciroppato come abbiamo fatto noi, presi da un attacco di pigrizia al pensiero di dover tagliare e pulire un'intera ananas per tre misere fette da usare per la preparazione, quindi il nostro piatto finale era troppo dolce e poco agro (abbiamo rimediato aggiungendoci altra salsa questa volta meno zuccherosa).

A fine cottura aggiungete la salsa, fate andare per qualche minuto e il piatto é pronto!   





venerdì 24 febbraio 2012

Ingredienti per due

-grano (che poi noi al supermercato abbiamo trovato solo i 5 cereali);
- 2/3 acciughe sotto sale;
- gamberetti;
- 2 zucchine;
- 5/6 pomodori ciliegino;
- qualche foglia di menta;
- olio;
- sale.

Tutto questo per fare il grano (5 cereali) al profumo di menta.

Livello di difficoltà - se ci riesce mia sorella..-

Mettete un filo d'olio in una padella. Aggiungete uno spicchio d'aglio e le acciughe, ben lavate, e schiacciatele con una forchetta.
Tagliate a cubetti le zucchine e mettetele nella padella, salate, poco, perché le acciughe sono già saporite. 
In un pentolino fate scottare per pochi minuti i gamberetti.
A metà cottura delle zucchine, cuocete il grano; a pochi minuti dalla cottura completa scolatelo e mettetelo nella padella, aggiungete i pomodori tagliati a cubetti, i gamberetti e la menta tritata grossolanamente. 
Lasciate andare per un paio di minuti, o di più se vedete che c'é ancora dell'acqua di cottura rilasciata dalle zucchine, e il piatto é pronto.

Buon appetito!