martedì 14 febbraio 2012

PieroPorn.


(v.m. 18)

Ragazzi miei, Piero ne ha combinata un'altra.
Non contento della sua prima incredibile e disgustosa uscita, a seguito di spionaggio informatico, ed in barba alle più basilari regole dettate dal D.Lgs. 196/2003 (ehm, scusate, Codice della Privacy), abbiamo scoperto che sul suo pc ha questo video (avrei voluto postare la locandina ma le maggiori testate giornalistiche avrebbero parlato di in-coscienza come luogo di somma perdizione).
Come avrete capito dal tenore fotografico - o, per i più interessati, a seguito di un doveroso approfondimento video -, il nostro caro amico tondeggiante è altresì amante del porno.
Fermo restando che ognuno è libero di usare le mani come meglio crede, ragiono su di un punto.
Pur avendo ahimè chiuso Megavideo, la rete è ancora il tempio dello streaming. Esistono siti come youjizz, youporn, spankwire, tube8 e chi più ne conosce meglio è (la monotonia dei filmati è una brutta bestia) che permettono un intrattenimento gratis, immediato e, per chi è meno fortunato, rapido.
Perché scaricare ancora?!
Mi immagino il nostro povero eroe lì, in fase download, a spingere virtualmente quella barretta verde verso il 100%, ad aspettare qualche ora o qualche giorno, per soli pochi minuti di libido.
Pensate poi se al posto di "Ti entro nel culo" ci fossero stati Gli aristogatti, che scesazza ("error inverso" di eMule).

domenica 12 febbraio 2012

The Iron Lady


Questa volta non mi sono addormentato, e questo potrebbe già essere considerato un evento.
"The raise and fall of Maggie Tatcher". Questa etichetta rimbombava nella testa, suonandomi così simile ad uno degli album più riusciti di un altro britannico per eccellenza, che ho pensato: "why not?".
Ed infatti, tutto ruota intorno all'ascesa (politica) e caduta (personale) della Lady di ferro.
Già, perché politicamente parlando, credo sia impossibile pensare di essere perfetti, di non sbagliare, di non, eventualmente, cadere. Nella vita privata, invece, l'obiettivo è proprio quello, una caduta si rivelerebbe decisamente più dolorosa, e per sempre.
Le scelte della Tatcher sono note, e l'aver anteposto la sua volontà di cercare di guidare un paese in declino al marito ed ai gemelli è stata una decisione ponderata e presa, le cui conseguenze si sono abbattute (filmativamente parlando, nella vita personale non ho mai avuto il piacere di prendere il thé delle 5 con la baronetta) sulla sua "incolumità" personale.
Essere soli è dura per tutti.
Terminata questa premessa, il film in sé, a parer mio, non decolla.
Si salva esclusivamente per l'interpretazione - in sé e per sé considerata - regalata dalla Streep, e strappa dalle grinfie Morfeo solo per i siparietti comici del marito, reso ironicamente pungente.
Il resto è un docu-film sul governo più lungo della storia, piuttosto piatto.
Agli appassionati di storia, o a chi è incuriosito da chi ha vissuto al n.10 di Downing Street dal 1979 al 1990, consiglio piuttosto un libro, o un dvd @ home, più costosi di un'uscita al cinema ma interrompibili in ogni momento.
Mi scuso con David per l'appropriazione iniziale.

giovedì 9 febbraio 2012

Carofiglio - Il silenzio dell'onda




Che cosa hanno in comune un carabiniere quarantasettenne, ex agente sotto copertura ormai in congedo, ed un ragazzino undicenne – timido, impacciato e dannatamente sensibile – che nei sogni scopre se stesso? Niente. O forse tutto. Perché entrambi sono figure deboli, in balia degli eventi, incapaci di reagire alle difficoltà – diverse per ragioni anche anagrafiche eppure simili – che la vita ha loro riservato.

La narrazione si sviluppa alternativamente attorno alle due figure, con racconti che si sfiorano, si rincorrono e si intrecciano, fino ad incontrarsi in un finale comune. Il romanzo procede leggero, senza strappi, seguendo le vite dei protagonisti e le loro emozioni: Roberto, il carabiniere in congedo, si racconta attraverso un susseguirsi di sedute dallo psicoanalista (che diventano occasione per “ritrovare” il padre, con cui condivideva la passione per il surf) dapprima silenziose e poi riempite di parole impetuose e sempre più fluide. E Giacomo, che di notte vive ciò che il giorno gli nega: l’affetto e l’addio più consapevole verso un padre che non c’è più e le attenzioni di una compagna di scuola, bella e irraggiungibile. I due protagonisti, inconsapevolmente, si aggrappano a questi frammenti per cercare di squarciare il velo di tristezza che li avvolge fin dalle prime pagine.

Sarebbero destinati ad un probabile fallimento se non fosse per l’incontro con due donne, Emma nel caso di Roberto e la tanto sognata Ginevra per Giacomo, che segnano una svolta nella vita dei protagonisti e li avvicinano, fino a che le pagine di uno non si uniscono e si sovrappongono a quelle dell’altro. I due protagonisti saranno allora preda di sentimenti ed emozioni contrastanti e dovranno fare i conti con ricordi, anche dolorosi, che riaffiorano prepotenti.

L’alternarsi dei due piani di narrazione cattura il lettore, sempre sospeso tra le vicende di Roberto e i sogni di Giacomo e desideroso di conoscere il perché di questo incessante parallelismo. Il racconto scorre veloce, impreziosito da descrizioni – di luoghi, di situazioni o anche solo di emozioni – di rara maestria. Sono i momenti meglio riusciti del romanzo, in cui Carofiglio si dimostra all’altezza di se stesso. E tuttavia, la storia non convince appieno. La patina di triste rassegnazione che circonda i due protagonisti, ed in special modo la loro presentazione, accompagna il romanzo nella sua quasi totalità e finisce per appiattire la storia. Il risultato è un libro che sfiora diverse tematiche, anche profonde, ma senza mai affrontarle apertamente, quasi a lasciarle sospese e irrisolte nella testa del lettore. Manca un pò il mordente ed anche il finale a sorpresa tradisce in parte le attese e si banalizza in un triste e depravato clichè dei giorni nostri.

In definitiva, è un po’ un libro alla Fabio Volo (nota non eccessivamente positiva in effetti), in cui però una storia non particolarmente avvincente è resa piacevole da una scrittura che – almeno per ciò che mi riguarda – non ha eguali.

E tuttavia, è un libro assolutamente da leggere, per almeno tre motivi:
1)   perché l’ha scritto Carofiglio, e ciò che scrive Carofiglio va comunque letto;
2)   perché insegna a Fabio Volo come si scrive; 
3) perché lo dico io, e tanto basta.

martedì 7 febbraio 2012

Our special thanks to...

..Cri, di Cristina's World, e iaiakasa, di Coffetime, che ci hanno consegnato questo





Adesso tocca a noi.

Come sapete io, Amarillys, condivido questo spazio virtuale con 3 amici: my name is nick, Boh! e Dott. A. e abbiamo pensato che scrivere 7 cose di ciascuno di noi rischierebbe di annoiarvi, quindi, ne scriveremo una a testa e poi tre cose su in-coscienza.

1. In palestra cerco sempre l'armadietto indicato con un numero le cui cifre, sommate, diano 3  (Amarillys).

2. Nonostante la mia giovane età perdo i capelli (Boh!).

3. Facilmente irritabile e categorico al 101%, oscillo tra diplomazia ed ebollizione (my name is nick).

4. Sempre alla ricerca, quasi mai ad una conclusione... (Dott. A.)

5. In-coscienza nasce su proposta di my name is nick e accettata con entusiasmo da me, Amarillys, e con grandissimo entusiasmo da Boh!, si, proprio lui che scrive meno di tutti noi! Il Dott. A. viene poi "assunto" per la seguitissima Punzicata.

6. Con in-coscienza, lo sappiamo, faremo il botto.

7. Se io e my name is nick ci dovessimo separare, professionalmente parlando, ci troveremo d'accordo sull'affidamento congiunto di Boh! e Dott. A.

E i vincitori sono:

- Nanìa
- Bussola
- Queen B 
- Arianna
- MrJamesFord

(aggiunta di my name is nick delle 20:06. Se i "vincitori" o come vogliono chiamarsi decidessero mai di interrompere qui tutto, evitando di scrivere 'na cosa simile, nessuno si offende, credo).

Bea, la filosofa

"5 minuti e andiamo a dormire"

"prima voglio il latte, mi tranquillizza"

"ma é tardi!"

"eh..ma la mia vita é così!"

lunedì 6 febbraio 2012

The Maccabees!




Ammaccabees!
Sentendo l'ultimo disco dei The Maccabees mi è fuoriuscita spontanea, senza filtri, quest'espressione mezzo anglofono/romanesca, un mix tra stupore e compiacimento. Finalmente.
Già. Non sono molte le indie-band che ultimamente mi han fatto fizzleare (slang di Fizzy Fun! Cos'è il Fizzy Fun?! Cercatevelo) la testa. Un certo e costante piattume con qualche sporadico sobbalzo, ma nulla più.
Il quintetto britannico capitanato da Orlando Weeks, invece, mi ha proprio preso.
Da questo inizio sembra che gli abbia scoperti solo da poco, e magari con "Given to the wild" (terzo lavoro); ecco non è proprio così, parlerei più di ri-scoperta. Una lieve patina ovattante era rimasta sui loro primi due album, certamente interessanti in un palcoscenico, quello inglese, dove le mie preferenze, però, erano e sono tutte per i Kasabian (de gustibus cari in-coscienti, sarà anche la fede rossoblu di Pizzorno? A voi le meglio viste e ritenute answers).
Però, però, però (e con quest'ultimo sono 4, i però; ora 5), con "Given to the wild" i The Maccabees sbucanoo di nuovo fuori. Un bucaneve (mai paragone più appropriato in questo gelo presumibilmente pre-atomico), che affascina. Raccoglieteli e portateli via.
Il loro sound travolge perché non esagera nella complessità. Non stufano. Il mio primo giudizio su un artista (sempre personalissimo, sia chiaro) si basa sul livello di attenzione che mi richiede l'ascolto. Più devo essere attento più non riascolterò. Sono io che devo scegliere quando essere attento; se l'attenzione mi viene imposta con un qualcosa di pesante, beh, il delete è immediato.
Loro no. Loro galleggiano, sono io che cerco di capirli, non loro che mi obbligano.
Capire il cut off dai due album precedenti.
Mi è piaciuta la continuità della prima parte del disco, lo stacco col singolo Pelican (del tutto estraneo al contesto e molto redio) e poi il seguito.
Bravi, non eccelsi, ma bravi!
Credo che ad un live sarebbero veramente noisy! Il 12 febbraio sono a Milano, loro. Io no. il "permesso" per uscire prima me lo sono speso per andare l'8 marzo a sentire gli Wilco.
Andate, in-coscienti, sappiatemi dire.


domenica 5 febbraio 2012

Hesher è stato qui!


Questo film ti stordisce.
Ecco, uscito dal cinema pensavo di essermi preso una bella scazzottata. Infatti, il savoir-faire di Hesher è molto simile ad un pugno nello stomaco.
Metallaro, rozzo, sporco, assolutamente irritante, Hesher irrompe nella vita del giovanissimo TJ poco dopo la morte della madre, distruggendo d'un fiato quella patina di tristezza posatasi sulla sua famiglia.
Con i metodi meno ortodossi possibili schiaffeggia per tutta la durata del film lo stesso TJ e suo padre, affezionandosi , invece, quasi compulsivamente alla nonna, unica in grado di metabolizzare il lutto, ma al tempo stesso incapace di far cambiare rotta ad una famiglia in aperto declino.
Nel mezzo, la necessità per un ragazzo di tredici anni di difendersi dalle vessazioni del bullo di turno ed un amore quasi impossibile per una cassiera precaria e decisamente più grande.
Spencer Susser offre un film dai contenuti probabilmente già visti, lo schema è il classico della "bomba atomica" che dal nulla irrompe in un dato luogo e momento, sconvolgendone, una volta esplosa, l'esistenza.
Nel suo iter prevedibile, il film lascia comunque voglia a chi è seduto sulla poltrona di restarci incollato,  per sapere che succederà cosa s'inventerà Hesher al suo prossimo ingresso..
Ma Hesher è davvero li per caso?
Le sue innumerevoli storie senza senso e da bocca aperta, buttate, gettate come i più veri e giusti insegnamenti, sono certamente da cogliere, pulire e contestualizzare. Magari banali e fin troppo chiare una volta recepite, ma forti.
Giocoforza è il modo la chiave di tutto. Il metodo con cui ci si esprime a volte può essere più importante delle parole; la scelta del mezzo è fondamentale per farsi e per far ascoltare. Non doveva forse ricordarcelo Hesher, ma, ad ogni modo, repetita iuvant.
Lo consiglio vivamente a chi non si trova a disagio nel sentire più e più volte le parole cazzo, ditalino, scopata, figa bagnata, ecc. L'"anticonformismo" (passatemi l'espressione) è evidente fin dalla locandina.
Ho letto che il film è del 2010, beh, all'epoca Natalie Portman doveva avere 29 anni. E' incredibile come ne dimostri sempre 6/7 in meno.

venerdì 3 febbraio 2012

Controfiguracce.


Udite udite, Scilipoti è stato clonato!
L'allarme scatta in data 02.02.2012, alla presentazione del nuovissimo libro di Antonio Razzi (ammetto che il primo sussulto è stato "e chi cazzo è?!"), ex dipietrista nonché terapeuta dell'ultimo governo B. essendo riuscito a tenerlo in vita ancora per un annetto.
In questa sede, infatti, si aggira un losco figuro che, pur ostentando sicurezza ed una certa somiglianza con scilli, desta tuttavia qualche sospetto. E' lui, o non è lui?
La notizia, come doveroso, deve essere verificata, e ad un esame maggiormente invasivo, nonché dall'italiano piuttosto regolare del soggetto, l'allarme si sgonfia. Mimmuzzo non è stato clonato, quell'uomo è solo un sosia.
Un sosia?!
Esattamente, "perchè siccome a Scilipoti hanno tolto la scorta, a volte "noi" usciamo per qualche mansione".
Nulla quaestio, ma sogno o son desto?!
Ad ogni modo, che ci fa un sosia di Scilipoti alla presentazione del libro di tal Antonio Razzi?!
La risposta desta più ilarità che interesse (che ce ne frega a noi a) del libro di Razzi e b) del sosia di Scilipoti).
Dovete sapere che gli impegni per un parlamentare di tale statura (scusate la banalità) sono innumerevoli ed inconciliabili. Così, dovendo presenziare ad un importantissimo convegno in Brasile (rectius, Copacabana) e non disponendo ancora del dono dell'ubiquità, per non deludere l'amico, ha deciso di inviare un suo sosia all'evento.
La domanda da porsi forse è un'altra, alla quale però io non so dare risposta: ma perché
Insomma, come i grandi divi hollywoodiani anche i parlamentari nostrani hanno le loro controfigure.

Altre genialate del politico di Barcellona Pozzo di Gotto qui ed indirettamente la.

Viaggio al termine della notte

Ieri sera siamo andati a teatro a vedere questo



Lui é Elio Germano, strepitoso attore, interprete -per citarne alcuni- di "tutta la vita davanti", "mio fratello é figlio unico", "il mattino ha l'oro in bocca" "il passato é una terra straniera".

In questo spettacolo lo vedrete alla sinistra del palco, seduto ad una scrivania a leggere, come non pensi si possa leggere un testo in prosa, in modo appassionato alcuni passaggi del romanzo di Céline, viaggio al termine della notte:

"Quelli di Parigi hanno sempre l'aria occupata, ma di fatto, vanno a passeggio da mattino a sera; prova ne è che quando non va bene per passeggiare, troppo freddo o troppo caldo, non li si vede più; son tutti dentro a prendersi il caffè con la crema e boccali di birra. E’ così! Il secolo della velocità! Dicono loro. Dove mai? Grandi cambiamenti! Ti raccontano loro. Che roba è? E’ cambiato niente, in verità. Continuano a stupirsi e basta. E nemmeno questo è nuovo per niente. Parole, e nemmeno tante, anche le parole che son cambiate! Due o tre di qui, di là, di quelle piccole...- Tutti fieri allora d'aver fatto risuonare queste utili verità, siamo rimasti là seduti, incantati, a guardare le dame del caffè."

La sua lettura si alterna alla musica dal vivo di Teo Tehardo e, al violoncello, di Martina Bertoni.
E' stata una novità, per me, soffermarmi ad ascoltare solo musica, nel senso di musica non accompagnata da parole da canticchiare, e devo dire che mi é piaciuto molto. Inoltre, intervallando in questo modo l'interpretazione di Elio Germano non rendeva la stessa difficile da seguire e creava un connubio perfetto!

Calato il sipario, dopo 50 minuti circa, ci siamo detti che ancora una mezz'ora di spettacolo ce la saremmo gustata volentieri!

Vi rimando qui per le prossime date dello spettacolo.
Non so come funzioni nelle altre città, ma vi consiglio di chiedere se ci sono prezzi ridotti con la tessera feltrinelli o con il tesserino dell'ordine degli avvocati, al Politeama di Genova sono previsti e, infatti, il biglietto lo abbiamo pagato € 12 invece di  € 27 (non male, direi!).

giovedì 2 febbraio 2012

Sento odore di morte.


"Sento odore di morte".
Così me ne sono uscito l'altro giorno dopo una toccate e fuga nella stanza dell'Avv. T.
Avete letto bene, ho sentito proprio l'odore della morte e, si badi, non di morto. L'Avv. T., infatti, è sostanzialmente immortale.
All'alba dei suoi quasi anni 90 continua imperterrito ad aprire le porte dello studio e, quando ci riesce, a chiuderle. Seduto alla sua scrivania con un mix tra preistoria e modernità. Sappiate solo che per battere a macchina (traduco, scrivere al computer) usa Dragon, un programmino di dettatura. Spesso però, quando le telefonate di alcuni clienti lo fanno incazzare e lo si sente urlare un sano "per Dio!!" - rigorosamente con la "erre" moscia -, puo' anche comparire negli atti qualche refuso (esemplifico "come affermato da controPERDIOparte").
Dopo questo breve flash, torno su quell'odore che, a parer mio, doveva proprio essere quello della morte.
Me la sono allora immaginata lì, ferma, stanca, avvolta nel suo manto nero a picchettare per terra con la sua falce; appollaiata  sullo schienale della sedia a pensare sconsolata "oh, ma quando?". E niente, ogni giorno è un giorno perso, ogni minuto che passa è sottratto a qualche altra anima pia che magari nell'aldilà meriterebbe di, o vorrebbe andare.
Se leggesse l'Avv. T. sicuramente non si toccherebbe le balle. Lui che ogni tanto, o meglio, spesso, come un disco rotto ricorda che ai tempi della partigianeria gli avevano insegnato più di 20 tecniche di suicidio indolore, "sia mai che mi catturino", dice.
Lui che da quando sono dentro a questa gabbia di matti (vi ricordo quest'altro soggetto, qui) ripete pressoché quotidianamente "non ci siamo, oggi è il giorno buono". E la mattina dopo eccolo di nuovo, più arzillo che mai a ripetere "ah no, oggi proprio non ci siamo". Espressione assorta e risposta automatica, "Avv., guardi che l'ha detto anche ieri".
Lui, che è forse proprio il suo pensarla così a fregare la mietitrice: "anche se fosse, paura della morte proprio non ne ho, potrei farla finita in qualsiasi momento, se volessi! E, comunque, oggi non và, sento che è quello buono.", e ridaje.
Aprite le finestre e fate uscire quell'odore, "per Dio"!